Libera Velo – recensione su rockit di ”Rizoma contro Albero”

Key-Lab / OctopusRecords

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Libera Velo – recensione su rockit di ”Rizoma contro Albero”

Condivido le considerazioni di Libera sul fatto che le valutazioni siano non particolarmente positive, ma oculate.

Il che dimostra un attento ascolto dell’album da parte di un addeto ai lavori, e questo fa piacere…

Aggiungo che poi le interpretazioni sulle scelte artistiche, avendo vissuto il disco dall’interno,  sono chiaramente per me differenti.

Di seguito la recensione:

Libera Velo potresti riassumerla – facendole un bel complimento – come una Cristina Donà che abbraccia un mood più etnico e aperto al mondo. Che poi non è nemmeno la cantautrice tutta tamburello e gonne lunghe, gli accenni a quel tipo di folk sono persino pochi (giusto “Puca”, e altre sfumature qua e là) e il più delle volte predomina un blues sentito e viscerale, con il rhodes che si distorge impastandosi alla chitarre, e tanto basso che ondeggia come una schiena di una ballerina sudata. Rimane però un mood zingaro, le canzoni hanno più anime e pochissime si concedono un solo vestito.

Non riesce a fare a meno di tenere la voce alta nel mix, e se correggesse questo piccolo eccesso di narcisismo l’effetto finale ne gioverebbe. Voce bella ma forse ancora non bravissima a dare la giusta direzione a cosa le suona insieme. Si passa dal fok, al rock italiano anni 90 con quelle lunghe pennate distese che fanno tanto Benvegnù, c’è il pezzo fiabesco (“Demiurga”, molto bello il lavoro sui cori però) con quel retrogusto swing che ultimamente a Sanremo va per la maggiore; e tanto blues ovviamente. Ecco, in tutto questo calderone, i pezzi che ti fanno davvero intravedere il suo talento sono “The Wise Child” cantata con Pietro de Cristofaro dei Songs Of Ulan, una ballata semplice semplice alla Chris Cornell, e la cover di Laura Dukes, vero blues dell’anima imbastito con grancassa e chitarra secchissima. Delle altre, sinceramente, fatico a capire il disegno d’insieme. I testi al limite del cripticismo, infarciti di nomi rari e dallo svolgimento contorto, certo non aiutano.

Non è un brutto lavoro ma non è nemmeno un disco che riascolterò spesso, tolto quei pochi esempi davvero felici. Manca di un ulteriore tentativo nel plasmare una materia prima più che buona, sembra che si voglia a tutti costi essere elegantemente eclettici, il risultato invece è di leggera confusione. Vedremo come va con il prossimo.

Fonte: Rizoma contro albero su Rockit

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